Elisa Lepore, laureanda in Psicologia Clinica e della Salute e Neuropsicologia presso l’Università degli Studi di Firenze, ha condotto la sua tesi magistrale con CiaoLapo ETS, esplorando il rapporto tra la qualità dell’assistenza ricevuta durante il percorso perinatale e l’insorgenza di sintomi post-traumatici.
Il titolo della tesi è Qualità dell’Assistenza Perinatale e Sintomi Post-traumatici: un’indagine empirica, e il lavoro si inserisce in una linea di ricerca che da anni CiaoLapo porta avanti insieme alla comunità scientifica internazionale: quella che mette al centro non solo l’esito clinico della gravidanza, ma l’esperienza vissuta dalla donna all’interno del sistema sanitario.
Il punto di partenza, tanto teorico quanto politico, è la distinzione che la World Health Organization ha formalizzato tra parto fisiologico, inteso come esito clinicamente corretto, ed esperienza positiva di parto, che richiede invece un ambiente clinicamente e psicologicamente sicuro, un’assistenza rispettosa e umanizzata, il rispetto dell’autonomia decisionale della donna. I dati delle ricerche accumulati negli ultimi vent’anni mostrano che il secondo obiettivo può fallire anche quando il primo è raggiunto, con conseguenze sulla salute mentale della donna che si estendono ben oltre il periodo perinatale.
Il fenomeno delle cure irrispettose in ambito ostetrico, talvolta definito con il termine “violenza ostetrica”, è documentato in letteratura come un problema di portata globale, non circoscritto ai sistemi sanitari dei paesi a basso e medio reddito. In Italia, una nostra indagine realizzata dalla DOXA e condotta in collaborazione con l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica ha rilevato che oltre il 40% delle donne coinvolte riferisce di aver ricevuto cure lesive della propria dignità e integrità psicofisica durante il parto. Nonostante questi numeri, la ricerca italiana sul tema rimane ancora limitata, soprattutto per quanto riguarda il nesso tra qualità dell’assistenza percepita ed esiti psicologici misurabili.
Lo studio realizzato per questa tesi, nell’ambito del nostro Osservatorio OPALE, ha coinvolto 923 donne, suddivise in tre gruppi in base all’esito perinatale: gravidanza fisiologica, perdita prenatale, perdita neonatale. La raccolta dei dati è avvenuta tramite una batteria self-report somministrata online tra il 2022 e il 2025. Per la misurazione della qualità dell’assistenza percepita è stata utilizzata la versione italiana della WHO Community Survey on Disrespect and Abuse during Childbirth, uno strumento standardizzato che esplora nove dimensioni del maltrattamento ostetrico: dall’abuso fisico e verbale alla discriminazione, dalla negligenza alle carenze nella comunicazione e nel consenso informato. Per rilevare la presenza di sintomatologia post-traumatica è stata impiegata la National Stressful Events Survey PTSD Short Scale, una misura validata e raccomandata dall’American Psychiatric Association per l’uso clinico e di ricerca, costruita in coerenza con i criteri diagnostici del DSM-5.
Uno dei risultati più significativi riguarda le donne con decorso ostetrico fisiologico: anche in assenza di complicanze cliniche, il numero di episodi di assistenza irrispettosa percepiti risulta positivamente correlato alla presenza di sintomi riconducibili al Disturbo da Stress Post-traumatico. Questa correlazione si mantiene dopo l’aggiustamento per le principali variabili confondenti, tra cui l’esito perinatale attuale e la storia di perdite pregresse, e segue un andamento dose-risposta: al crescere del numero di eventi di maltrattamento riferiti, aumenta progressivamente la prevalenza di sintomatologia compatibile con PTSD. Le donne nel quartile più alto dell’indicatore di assistenza irrispettosa presentano infatti rischio di sintomatologia post-traumatica più che doppio rispetto a quelle nel quartile più basso, un andamento lineare e statisticamente robusto che suggerisce una relazione di natura non casuale.
Un secondo dato rilevante emerge dall’analisi comparata tra i gruppi: le donne che hanno vissuto una perdita perinatale riportano in media un numero inferiore di episodi di assistenza irrispettosa rispetto alle donne con gravidanza fisiologica. Questo risultato, che può sembrare controintuitivo, è invece coerente con quanto la letteratura scientifica documenta da tempo: l’assistenza non rispettosa non è un fenomeno proporzionale alla gravità clinica, ma attraversa trasversalmente i percorsi assistenziali, inclusi quelli considerati fisiologici. Una possibile spiegazione, avanzata anche in letteratura, è che nelle gravidanze senza complicanze la routine procedurale tenda ad abbassare la soglia di attenzione relazionale degli operatori: l’automatismo assistenziale, in assenza di segnali di allarme clinico, può ridurre la cura comunicativa e il rispetto dell’autonomia della donna in modi che, singolarmente, appaiono lievi, ma che si accumulano e lasciano un segno.
I risultati dell’analisi di regressione indicano infine che la storia di perdite perinatali pregresse costituisce un correlato indipendente della presenza di esiti post-traumatici: un’evidenza che richiama l’importanza di un’assistenza sensibile alla traiettoria riproduttiva complessiva di ogni donna, capace di riconoscere la vulnerabilità aggiuntiva che una storia di perdita porta con sé, indipendentemente dall’esito della gravidanza in corso. Nei gruppi con perdita attuale, la sintomatologia post-traumatica rilevata è risultata significativamente più elevata rispetto alle gravidanze fisiologiche, con una prevalenza di PTSD vicina al 30%, a conferma di quanto già ampiamente documentato sul peso psicologico del lutto perinatale.
Ci ha fatto molto piacere aver accompagnato Elisa in questo percorso di ricerca e la ringraziamo per l’impegno, la precisione e la sensibilità con cui ha affrontato un tema difficile e ancora poco esplorato nel contesto italiano, insieme alla sua relatrice, Prof.ssa Silvia Casale. Il suo lavoro contribuisce a costruire la base empirica necessaria per sostenere futuri interventi: percorsi di formazione continua per gli operatori, sistemi di monitoraggio della qualità percepita dell’assistenza, screening sistematici nel periodo post-partum, accesso a supporto psicosociale durante l’intero arco perinatale.
