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Fondazione CiaoLapo ETS
ricerca e alta formazione per la salute perinatale
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Qualità dell’Assistenza Perinatale e Sintomi di Stress Post-traumatico

by Fondazione CiaoLapo 14/05/2026
written by Fondazione CiaoLapo

Elisa Lepore, laureanda in Psicologia Clinica e della Salute e Neuropsicologia presso l’Università degli Studi di Firenze, ha condotto la sua tesi magistrale con CiaoLapo ETS, esplorando il rapporto tra la qualità dell’assistenza ricevuta durante il percorso perinatale e l’insorgenza di sintomi post-traumatici.

Il titolo della tesi è Qualità dell’Assistenza Perinatale e Sintomi Post-traumatici: un’indagine empirica, e il lavoro si inserisce in una linea di ricerca che da anni CiaoLapo porta avanti insieme alla comunità scientifica internazionale: quella che mette al centro non solo l’esito clinico della gravidanza, ma l’esperienza vissuta dalla donna all’interno del sistema sanitario.

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Giulia D’Adamo, Andrea Dall’Asta, Martina Ardizzi, Sara Sorrentino, Valentina Mora, Giulia Arenare, Piernicola D’Amario, Mariagrazia Capurso, Francesca Ferroni, Dmitri Ollari Ischimji, Claudio Ferrari, Tullio Ghi, Vittorio Gallese, Prenatal behavioral contagion through maternal yawning and fetal resonance, Current Biology, 2026, , ISSN 0960-9822, https://doi.org/10.1016/j.cub.2026.04.025.
Approfondimenti

Quando la mamma sbadiglia, anche il bambino sbadiglia

by Fondazione CiaoLapo 09/05/2026
written by Fondazione CiaoLapo

di Claudia Ravaldi e Alfredo Vannacci

È da poco uscito su Current Biology un articolo del gruppo di Vittorio Gallese, dell’Università di Parma, intitolato Prenatal behavioral contagion through maternal yawning and fetal resonance (D’Adamo et al., 2026). In questo studio, trentasei donne fra la ventottesima e la trentaduesima settimana di gravidanza hanno guardato dei video con persone che sbadigliano (come già sappiamo, lo sbadiglio è ‘contagioso’): nel frattempo l’ecografia registrava in tempo reale l’attività della bocca del bambino in utero. I ricercatori hanno osservato che quando la madre sbadiglia, anche il bambino tende a sbadigliare, con un tempo di latenza ricorrente dopo lo sbadiglio della madre, e con una struttura del movimento che è sovrapponibile a quella adulta. Gli autori hanno definito questa situazione “contagio fisiologico intrauterino”: attraverso vie biomeccaniche e ormonali condivise fra il corpo della madre e quello del bambino i due “sistemi” comunicano e si condizionano.

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Alta Formazione

Corso di formazione “La morte in attesa” – Seconda edizione

by Fondazione CiaoLapo 29/12/2025
written by Fondazione CiaoLapo

Destinatari: il corso è riservato al personale sanitario e ai professionisti della relazione d’aiuto

Modalità: Il corso, in modalità mista, (10 moduli FAD registrati e 3 moduli finali in diretta online) si svolge dal 13 Marzo 2026 al 9 Ottobre 2026.

Durata: 50 ore suddivise tra:  videolezioni (26 ore), autoapprendimento (10 ore), discussione e supervisione dei casi in diretta (14 ore) nelle date: 11 settembre, 18 settembre, 9 ottobre dalle 15 alle 19

Obiettivi del corso

Il corso permette di acquisire conoscenze teoriche e competenze pratiche per:

  • Accogliere e supportare le famiglie colpite da una perdita perinatale con competenza e sensibilità.
  • Promuovere un accompagnamento rispettoso, riconoscendo le esigenze individuali nel percorso di lutto.
  • Integrare le conoscenze più aggiornate in ambito psicologico e psicotraumatologico, ostetrico e assistenziale.
  • Diffondere una migliore consapevolezza e cultura del lutto perinatale nei contesti sanitari e sociali
  • Lavorare in rete in ottica integrata e multidisciplinare con le varie figure professionali, che accompagnano le donne e le coppie nel percorso di elaborazione del lutto e nelle nuove genitorialità

Temi del corso

Primo modulo – Il sostegno delle donne, delle coppie e delle famiglie con esperienza di lutto perinatale: presentazione e inquadramento del modello salutogenico e trauma orientato

Secondo modulo – Infertilità

Terzo modulo – Aborto spontaneo

Quarto modulo – L’interruzione di gravidanza per patologia

Quinto modulo – Morte in utero

Sesto modulo – Morte post-natale

Settimo modulo – Il lutto nel tempo perinatale

Ottavo modulo – Psicotraumatologia del lutto perinatale

Nono modulo – Prevenzione, diagnosi e trattamento del lutto complicato

Decimo modulo – Nuovamente in attesa: gravidanza e genitorialità dopo un lutto perinatale

Undicesimo modulo (in diretta) – analisi e concettualizzazione di casi clinici portati dalle nostre docenti

Dodicesimo modulo (in diretta) – analisi e concettualizzazione di casi clinici portati dai corsisti

Tredicesimo modulo (in diretta) – presentazione del lavoro finale in piccoli gruppi.

 

Direzione scientifica

Dottoressa Claudia Ravaldi, psichiatra, psicoterapeuta, dottoressa di ricerca in neuroscienze, master in storia e tecniche della letteratura per l’infanzia, Fondazione CiaoLapo

Professor Alfredo Vannacci, medico farmacologo e tossicologo, Università degli Studi di Firenze, Fondazione CiaoLapo

Docenti

I docenti del corso sono professionisti e professioniste specialiste in ginecologia, ostetricia, psichiatria, psicoterapia e counseling nella relazione d’aiuto con esperienza pluriennale certificata sul lutto perinatale, sia dal punto di vista della ricerca, sia dal punto di vista della clinica e del sostegno sul campo.

Iscrizione e costi

L’iscrizione al corso comprende:

  • 13 moduli didattici su piattaforma Moodle (10 registrati, 3 in diretta)
  • accesso alle registrazioni dal 13 Marzo al 31 ottobre 2026
  • materiale didattico
  • due ore di tutoraggio (nel periodo tra il 21 settembre al 2 ottobre) per la stesura del caso clinico finale

Il completamento del corso permette inoltre di:

  • accedere alle 30 ore di supervisione necessarie per l’iscrizione al registro PerLA (PERinatal Loss Assistant) della Fondazione CiaoLapo

Early Bird: il costo per l’iscrizione è 400 euro fino al 31 gennaio 2026

Dal 1° Febbraio 2026 la quota di iscrizione sarà di 500 euro

ATTENZIONE: Sono disponibili 80 posti: le domande di iscrizione, complete in ogni loro parte, saranno accettate in ordine di arrivo.

Non sono previsti crediti ECM

Scadenza iscrizioni

Le iscrizioni saranno chiuse al completamento degli 80 posti, e in ogni caso entro e non oltre il 1° giugno 2026

Iscriviti a questa pagina.


Il registro PerLA – Perinatal Loss Assistant

Il registro PerLA – Perinatal loss assistant, raccoglie gli operatori sanitari ed i professionisti della relazione d’aiuto che hanno completato la formazione sul lutto perinatale certificata dalla Fondazione CiaoLapo

Per ottenere la certificazione PerLA, il professionista deve completare il percorso formativo di 50 ore e svolgere nel biennio successivo 30 ore di supervisione dei casi.

Il registro PerLA  sarà utilizzato come elenco di riferimento dei professionisti con formazione certificata sul lutto perinatale, per le coppie che si rivolgono alla nostra Associazione.

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The LISTEN (Lactation Support afTer pEriNatal loss) Project:
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I risultati dello studio LISTEN

by Fondazione CiaoLapo 23/12/2025
written by Fondazione CiaoLapo

Lo studio LISTEN (Lactation Support afTer pEriNatal loss) si è chiuso nel dicembre 2023 con la partecipazione di 1227 operatori sanitari coinvolti nell’assistenza al lutto perinatale, distribuiti su tutto il territorio nazionale. I risultati sono stati pubblicati il 23 dicembre 2025 sul Journal of Midwifery & Women’s Health con il titolo «The LISTEN (Lactation Support afTer pEriNatal loss) Project: Pathways of Loss and Lactation Care in Italy», a firma di Claudia Ravaldi, Laura Mosconi, Alfredo Vannacci e di un gruppo di colleghe e colleghi delle Università di Firenze, Verona, Parma, Tor Vergata di Roma e Politecnica delle Marche, in collaborazione con la Fondazione CiaoLapo.

Si tratta del primo studio italiano dedicato in modo specifico alla gestione della lattazione dopo una perdita perinatale, un tema che, pur avendo importanti implicazioni cliniche, emotive e relazionali, è rimasto a lungo ai margini sia delle linee guida sia della formazione degli operatori. La fisiologica comparsa della montata lattea dopo la morte di un bambino atteso o appena nato pone infatti la donna di fronte a una sofferenza che non è soltanto fisica, e che richiede un’assistenza informata, rispettosa e personalizzata. Le opzioni disponibili (soppressione farmacologica, soppressione fisiologica, donazione del latte) hanno significati e implicazioni diverse, e la scelta dovrebbe sempre nascere da un processo di shared decision making, fondato su un’informazione completa e tempestiva.

Il campione

Il campione è composto in larghissima maggioranza da donne (97,5%) e da ostetriche (76,8%), seguite da infermiere/i (12,8%), medici (6,6%), psicologhe/i (1,6%) e altre figure professionali. Circa la metà degli operatori (51,4%) ha meno di dieci anni di esperienza, e l’80,2% lavora in ospedali pubblici, prevalentemente in sala parto e in reparto di maternità. Più di metà del campione ha assistito direttamente a casi di morte endouterina (69,7%) o di morte neonatale (53,1%).

Formazione e linee guida: un primo paradosso

Un primo dato che emerge dalla lettura dei risultati è la discrepanza tra la formazione ricevuta e l’organizzazione dei reparti. Il 60,2% degli operatori ha frequentato un corso di formazione specifica sul lutto perinatale, e ne ha valutato l’utilità in modo molto elevato (4,7 su 5). Tuttavia, soltanto il 42,5% riferisce di disporre, sul proprio luogo di lavoro, di una linea guida formalizzata per l’assistenza al lutto perinatale, e solo il 31,5% riferisce l’esistenza di un percorso strutturato di sostegno psicologico per i genitori. Tra coloro che indicano la presenza di una linea guida, il 33,3% non sa con precisione da quanto tempo essa sia in vigore. La percezione di utilità di una linea guida, nelle parole dei rispondenti, è altissima (4,8 su 5): il problema, dunque, non è la disponibilità degli operatori ad applicarla, ma l’assenza diffusa di un quadro di riferimento istituzionale.

La gestione del lutto perinatale è descritta come emotivamente molto faticosa in entrambi gli scenari studiati (7,7 su 10 per la morte endouterina, 7,8 su 10 per la morte neonatale), mentre la difficoltà clinica è leggermente maggiore nei casi di morte neonatale rispetto alla morte in utero (5,3 contro 4,9). Gli operatori che hanno seguito una formazione specifica riportano una difficoltà emotiva lievemente inferiore, un dato in linea con quanto già osservato negli studi CLASS, BLOSSoM e STRONG, che hanno mostrato il ruolo protettivo della formazione rispetto al burnout e ai sintomi post-traumatici.

 

Lattazione dopo una perdita: un’area ancora opaca

Il cuore dello studio LISTEN riguarda la gestione della lattazione dopo la perdita. Gli operatori si attribuiscono un livello di formazione modesto sulle tecniche di soppressione della lattazione (in media 2,7 su 5). Circa un quarto del campione riferisce di non aver fornito alcuna informazione sulla gestione della lattazione, pur avendone avuto l’opportunità: una parte non sapeva cosa dire, un’altra non aveva mai riflettuto sul tema, e una quota significativa (9,6% nei casi di morte endouterina e 8,4% nei casi di morte neonatale, per un totale di 78 operatori) non considera la consulenza sulla lattazione come parte delle proprie responsabilità professionali. Quest’ultima posizione è più frequente fra medici (13,6%) e psicologi (10,0%) e meno frequente fra infermieri (7,6%) e ostetriche (5,6%).

Sulla scelta del momento più appropriato per parlare di lattazione, il 64,7% degli operatori ritiene corretto farlo entro le 24 ore dal parto, il 12,2% prima del parto, il 10,4% subito dopo, mentre il 7,8% affronta l’argomento solo se è la donna a chiederlo. Le linee guida internazionali raccomandano invece di proporre l’informazione al momento della diagnosi, per garantire alla donna il tempo necessario a una scelta consapevole.

Quanto al tipo di informazioni fornite, il dato più netto è la prevalenza assoluta della soppressione farmacologica: viene discussa nell’89,5% dei casi di morte endouterina e nell’83,8% dei casi di morte neonatale. Le complicanze (ingorgo, mastite, perdite di latte) sono affrontate da circa il 62% dei rispondenti. La donazione del latte, invece, viene proposta soltanto dal 21,8% degli operatori dopo una morte endouterina e dal 25,4% dopo una morte neonatale, una proporzione molto bassa se si considera che l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di banche del latte umano donato. La distanza tra la disponibilità di risorse e l’effettiva offerta di informazioni alle famiglie suggerisce che la criticità sia di natura culturale e formativa, non logistica.

Sull’efficacia delle diverse strategie di gestione della lattazione, l’espressione manuale è quella considerata più utile dai rispondenti, mentre le fasciature compressive sono giudicate poco efficaci, in coerenza con la letteratura internazionale, che non riconosce evidenze a sostegno degli interventi non farmacologici se confrontati con il non intervento. La terapia farmacologica resta, ad oggi, l’unico approccio basato su prove di efficacia, da offrire insieme alla possibilità di donazione del latte secondo un modello di scelta condivisa.

Le informazioni scritte da consegnare alla donna alla dimissione sono quasi assenti: solo il 15,8% degli operatori riferisce di consegnare materiale informativo dedicato, pur considerandolo utile. Il follow-up post-dimissione, infine, è descritto come carente dal 78,2% del campione: solo il 21,8% degli operatori riferisce l’esistenza di un percorso strutturato di accompagnamento successivo, e solo il 28,1% conosce un servizio ambulatoriale dedicato sul proprio territorio.

 

Le voci degli operatori

Lo studio ha previsto anche un’analisi qualitativa di domande aperte, alle quali ha risposto il 76,2% del campione. Dalle risposte emergono temi ricorrenti, che gli operatori di CiaoLapo conoscono bene per esperienza quotidiana: la centralità della comunicazione, la difficoltà di trovare le parole, il bisogno di empatia e di mantenere al tempo stesso un confine professionale, la condivisione del dolore, il senso di impotenza, gli ostacoli burocratici e, in modo specifico nei casi di morte endouterina, il silenzio come simbolo dell’assenza e del tabù sociale che ancora circonda questi eventi. Numerosi operatori riportano, nel rispondere al questionario, di aver riflettuto per la prima volta in modo strutturato sulla lattazione dopo la perdita, e chiedono protocolli, formazione continua e sostegno psicologico per sé stessi.

 

Cosa ci dice LISTEN, e dove va il nostro lavoro

I risultati di LISTEN confermano alcune delle ipotesi che, da anni, orientano il lavoro della Fondazione, e ne aggiungono di nuove.

Il primo elemento è che la formazione specifica funziona: dove c’è, le difficoltà emotive si attenuano e la qualità dell’assistenza riferita aumenta. Il secondo è che la formazione, da sola, non basta: senza linee guida formalizzate sui luoghi di lavoro, e senza percorsi strutturati di sostegno psicologico e di follow-up, anche gli operatori più preparati operano in condizioni di solitudine clinica. La pubblicazione, nel febbraio 2023, delle Raccomandazioni nazionali sulla gestione della morte endouterina fetale, alla cui stesura la Fondazione ha contribuito, rappresenta un primo passo verso questa direzione, ma il documento, come riconosciuto dagli stessi autori, dedica un’attenzione limitata alla gestione della lattazione: i dati di LISTEN suggeriscono che questa lacuna debba essere colmata.

Il terzo elemento riguarda la donazione del latte. La distanza tra la rete italiana delle banche del latte umano donato e l’effettiva proposta di questa opzione alle donne in lutto indica che esiste uno spazio formativo e culturale ampio, sul quale la Fondazione intende lavorare nei prossimi anni in continuità con la propria attività di ricerca e di formazione, anche attraverso il Laboratorio PeaRL dell’Università degli Studi di Firenze.

Il quarto elemento, infine, è quello che gli stessi rispondenti hanno espresso con maggior chiarezza: la continuità delle cure, dalla diagnosi al follow-up territoriale, non può essere considerata un’aggiunta facoltativa. È parte costitutiva di un’assistenza rispettosa, e la sua assenza è oggi, in Italia, uno dei nodi più urgenti su cui intervenire.

23/12/2025 0 comments
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Lo studio UNSURENESS

by Fondazione CiaoLapo 14/08/2025
written by Fondazione CiaoLapo

Una gravidanza successiva a una morte perinatale non è mai “una gravidanza come le altre”. È un percorso complesso, in cui si intrecciano emozioni intense — dolore, paura, speranza — e bisogni clinici specifici. La cura di queste gravidanze richiede attenzione, continuità, competenze tecniche e sensibilità comunicativa.

Il nostro nuovo studio, UNSURENESS (sUpportiNg subSeqUent pREgnaNcy after pErinatal loSS), pubblicato su Journal of Clinical Medicine, indaga come gli operatori sanitari italiani affrontano questa sfida.


Perché questo studio

Ogni anno, in Italia, centinaia di famiglie vivono una morte perinatale. Più della metà intraprende una nuova gravidanza entro un anno. In questo contesto, il ruolo degli operatori sanitari è cruciale: accompagnare i genitori significa non solo garantire la sorveglianza clinica, ma anche riconoscere e accogliere il lutto, costruire fiducia, favorire decisioni condivise e sostenere il benessere psicologico.

Nonostante l’esistenza di raccomandazioni da parte delle società scientifiche, in Italia mancano linee guida nazionali vincolanti e percorsi strutturati. L’UNSURENESS Study nasce per fotografare la situazione attuale e individuare i principali bisogni formativi e organizzativi.


Come è stato condotto

Abbiamo realizzato un’indagine nazionale online (agosto 2023 – febbraio 2024) rivolta agli operatori sanitari che si occupano di gravidanze successive a un lutto perinatale.
Hanno partecipato 200 professioniste, in prevalenza ostetriche, provenienti da tutta Italia. Il questionario esplorava esperienza professionale, formazione ricevuta, approcci comunicativi e criteri di gestione clinica.


Cosa abbiamo trovato

  • Formazione insufficiente: solo un terzo delle partecipanti aveva ricevuto una formazione specifica su come assistere queste gravidanze.
  • Aspetti prioritari: affrontare con i genitori la perdita precedente, instaurare una relazione di fiducia, condividere le decisioni cliniche e fornire informazioni complete.
  • Sfide principali: gestire le paure dei genitori e offrire rassicurazioni adeguate.
  • Criteri decisionali: la continuità assistenziale e il rispetto delle preferenze dei genitori sono risultati più influenti delle linee guida o dell’evidenza scientifica.
  • Collaborazione multidisciplinare: diffusa, ma con un’integrazione ancora disomogenea del supporto psicologico nei percorsi di cura.

Perché è importante

Dalla nostra indagine emerge con chiarezza la necessità di:

  • Formazione strutturata e trauma-informed per tutti i professionisti coinvolti;
  • Linee guida nazionali che garantiscano uniformità e qualità dell’assistenza;
  • Integrazione stabile del supporto psicologico in tutti i setting di cura;
  • Percorsi di continuità assistenziale che accompagnino la famiglia dal pre-concepimento al post-partum.

Investire in queste aree significa ridurre il rischio di nuove traumaticità, migliorare l’esperienza di cura e contribuire al benessere a lungo termine di genitori e bambini.


📄 Leggi l’articolo completo (Open Access): Management of Subsequent Pregnancy After Perinatal Death: Results from the UNSURENESS Study

14/08/2025 0 comments
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Alta Formazione

Memory Box: assistenza ospedaliera al lutto perinatale – Primo Aggiornamento

by Fondazione CiaoLapo 01/07/2025
written by Fondazione CiaoLapo

A tre anni dall’avvio del corso di formazione Memory Box: l’assistenza ospedaliera trauma-orientata al lutto perinatale (2022), la Fondazione CiaoLapo presenta il primo corso di aggiornamento dedicato a chi ha già completato il percorso base e desidera rinnovare la propria certificazione.

Il corso, ideato e promosso dalla Fondazione CiaoLapo nell’ambito del progetto Memory Box, è offerto gratuitamente a tutti gli operatori e operatrici ospedalieri di area materno-infantile e a studenti e studentesse di area sanitaria perinatale, in continuità con la formazione iniziata nel 2022.

 

Tre anni di Memory Box: il punto di partenza

In tre anni di attività il corso base ha certificato oltre 4.000 operatori e operatrici in tutta Italia, e 41 reparti ospedalieri sono stati iscritti al registro Footprint, lo strumento con cui la Fondazione riconosce i centri che hanno raggiunto almeno il 70% del personale formato sull’assistenza trauma-orientata al lutto perinatale.

Le regioni più attive nel triennio sono state Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, con presidi anche in Sardegna e in altre aree del Paese. I riscontri raccolti dai partecipanti hanno restituito un’immagine coerente: un corso percepito come pratico, chiaro, profondo, capace di offrire strumenti spendibili nella quotidianità clinica e, al tempo stesso, di toccare nel profondo chi lo segue (molti corsisti lo hanno descritto come «un percorso emozionale che ti lascia dentro qualcosa che non dimentichi»).

 

Perché un aggiornamento, e perché ora

La certificazione del corso Memory Box ha validità triennale. Il rinnovo avviene tramite un breve aggiornamento FAD di circa due ore, che permette di mantenere attivo l’attestato per il triennio successivo senza dover ripetere l’intero corso base.

La scelta di un aggiornamento ogni tre anni risponde a una ragione precisa: la ricerca scientifica sulla salute mentale perinatale, sul lutto prolungato e sull’assistenza rispettosa si sta muovendo con un ritmo sostenuto, e ciò che era stato detto nel 2022 oggi va integrato con nuove linee guida, nuove evidenze, nuovi strumenti. Tornare periodicamente sui contenuti consente di rinforzare i punti consolidati e di rivedere quelli che, nel frattempo, sono diventati superati.

 

Il programma del primo aggiornamento

Il corso è articolato in un modulo introduttivo, tre moduli didattici, un modulo conclusivo e un breve esercizio di verifica, per una durata complessiva di circa due ore. Il programma:

  1. Introduzione. I primi tre anni del progetto Memory Box, le opinioni di chi ha frequentato il corso, il registro Footprint e l’introduzione di una novità importante: l’appuntamento annuale di supervisione con i referenti del progetto nei singoli reparti.
  2. L’assistenza ad aborto e morte perinatale nell’ultimo triennio: cosa è cambiato? Una panoramica sull’epidemiologia, sulle nuove linee guida (incluse quelle pubblicate dal Royal College of Obstetricians and Gynaecologists nel 2024), sulle evidenze emerse, sulle nuove prospettive di ricerca e sui lavori condotti in questi anni dal nostro gruppo di ricerca.
  3. L’importanza della presa in carico continuativa: lutto perinatale e salute mentale. Un focus sulla salute mentale perinatale, sul lutto come fattore di rischio, sulla tutela dei primi mille giorni nella gravidanza dopo un lutto e sui progetti di CiaoLapo dedicati a questo ambito.
  4. Due casi clinici esemplificativi. Roberto ed Elisa, due storie che permettono di vedere in concreto, i temi della salute mentale, del lutto prolungato, del rischio di complicanze e della gravidanza successiva alla perdita.
  5. Conclusioni. Take home message, bibliografia di riferimento, presentazione dei corsi di alta formazione della Fondazione e indicazioni su come sostenere le nostre attività.

Una novità: la supervisione annuale per i referenti

Tra le novità di questo aggiornamento, la più rilevante sul piano organizzativo riguarda l’introduzione di due incontri annuali di supervisione rivolti ai referenti del progetto Memory Box nei singoli reparti. L’appuntamento si terrà ogni anno a marzo e ad ottobre, in modalità online, e sarà l’occasione per condividere buone pratiche, criticità, situazioni rimaste in sospeso e percorsi da migliorare.

La logica di fondo è semplice e, allo stesso tempo, ambiziosa: una rete sanitaria attorno al lutto perinatale non si costruisce con la sola formazione individuale, ma con nodi che si incontrano periodicamente, si rinsaldano e danno forza ai punti più fragili. Il primo incontro pilota, svoltosi il 20 maggio 2025, ha visto la partecipazione di oltre trenta referenti, segno che il bisogno di confronto continuativo, in questo ambito, è reale e diffuso.

 

A chi è rivolto il corso

Il corso di aggiornamento è rivolto a tutti gli operatori e le operatrici ospedaliere di area materno-infantile (medici, ostetriche, infermiere, psicologhe, assistenti sociali) che hanno già completato il corso base Memory Box e che desiderano rinnovare la certificazione, oltre che agli studenti e alle studentesse di area sanitaria perinatale che intendano seguire un percorso completo di formazione.

Per chi non avesse ancora frequentato il corso base, l’iscrizione resta aperta sulla piattaforma della Fondazione: l’aggiornamento, infatti, presuppone la conoscenza dei contenuti affrontati nelle dieci lezioni del 2022 (il lutto perinatale, l’approccio trauma-orientato, la comunicazione della diagnosi, la gestione del ricovero, le scelte condivise, la respectful care, l’incontro con il bambino morto, la memory box come strumento, il follow-up).

 

Iscrizioni e modalità

Il corso è completamente gratuito e si svolge in modalità FAD (Formazione a Distanza) sulla piattaforma della Fondazione CiaoLapo. Una volta avviato, ciascun partecipante avrà 30 giorni di tempo per completarlo, in coerenza con la capienza della piattaforma e con la necessità di ruotare l’accesso fra tutte le persone iscritte. Qualora per ragioni personali, familiari o professionali, l’iscritto non riuscisse a rispettare questo tempo, la Fondazione si impegna come sempre a garantire la possibilità di riprendere il corso in un secondo momento.

Le iscrizioni sono gestite direttamente dalla Fondazione; gli operatori che hanno ottenuto la prime certificazione saranno automaticamente iscritti al corso di aggiornamento in gruppi di 300 ogni due mesi.

 

Un grazie a chi ha reso possibile tutto questo

Questo aggiornamento è il frutto del lavoro di tutta la nostra équipe, ma soprattutto della disponibilità delle migliaia di colleghi e colleghe che, in questi tre anni, hanno scelto di formarsi, di applicare nella propria pratica quotidiana ciò che hanno appreso e di portare nei propri reparti una cultura dell’assistenza più rispettosa, più consapevole e più aderente alle evidenze scientifiche internazionali. Continuare a imparare insieme, e a fare rete, è il modo concreto con cui possiamo offrire alle famiglie che incontrano una perdita perinatale un’assistenza degna di questo nome, in ogni reparto e in ogni regione del Paese.


Corso ideato e curato dalla Dottoressa Claudia Ravaldi (Medica, Psichiatra e Psicoterapeuta) e dal Professor Alfredo Vannacci (Farmacologo e Tossicologo), nell’ambito del progetto Memory Box della Fondazione CiaoLapo.

01/07/2025 0 comments
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Approfondimenti

Genitorialità responsiva

by Fondazione CiaoLapo 15/04/2025
written by Fondazione CiaoLapo

Quando parliamo di salute del feto, del neonato e del lattante generalmente pensiamo alla salute del corpo, cioè alla salute fisica e a tutto ciò che è importante fare, fin dalla gravidanza, per provare a proteggerla e a migliorarla.

Sappiamo bene che la tutela della salute fisica materna e fetale è di fondamentale importanza: cento anni fa, a causa delle precarie condizioni di vita, della guerra, della povertà, della fame, e dell’assenza di un servizio sanitario nazionale,  la mortalità al parto, dopo la nascita e al di sotto dei cinque anni di vita era infatti di circa 200 bambini ogni mille nati. Oggi, questo numero è sceso a circa 2,5 su mille, grazie al miglioramento delle cure antenatali e pediatriche e alla tempestiva presa in carico delle situazioni più complesse: per fare un esempio, negli ultimi venti anni sono leggermente migliorati anche i tassi di morte in utero e di morte perinatale.

Dai primi anni duemila finalmente si è cominciato a dare una maggiore attenzione anche alla salute psichica e al benessere relazionale dei bambini e delle bambine, fin dalla gravidanza: molti enti, associazioni e fondazioni, hanno iniziato ad adoperarsi concretamente per migliorare la salute e il benessere globale dei bambini e delle bambine, iniziando ad occuparsi anche della salute e del benessere dei genitori in attesa. Numerosi studi, dal secondo dopoguerra in poi, hanno sottolineato che, per permettere ad ogni bambino di crescere in salute e stare bene, occorre tutelare e proteggere non solo la sua salute fisica, ma anche il suo benessere psichico e relazionale.

Ciò che può fare la differenza e permettere ad ogni bambino e bambina di raggiungere il miglior livello di salute e benessere possibile è la cura affettuosa e attenta degli adulti di riferimento: anche se lo sappiamo da molti anni, anche se gli esperti e le istituzioni raccomandano la genitorialità responsiva,  l’opinione pubblica tuttavia stenta a riconoscerne le potenzialità e spesso minimizza l’importanza delle cure responsive o addirittura le critica.

A causa di questa distanza tra  istituzioni e persone comuni, molte famiglie e molti genitori non sanno di possedere uno strumento importantissimo per il loro benessere e quello dei loro bambini e quindi non lo usano. Crescere un bambino senza coltivare la propria responsività è un’occasione persa, sia per il benessere dei genitori che per quello dei bambini.

Cosa vuol dire essere un genitore responsivo?

La genitorialità responsiva è la capacità degli adulti  di “essere presenti” e rispondere ai bisogni di quello specifico bambino in modo pronto, affettuoso e adeguato. È un esercizio quotidiano, una pratica, la genitorialità responsiva, che si impara sul campo, giorno dopo giorno, anche dagli errori di valutazione e dalle risposte sbagliate:

non si tratta di soddisfare tutte le richieste del bambino come se fossero ordini,

si tratta di stare in relazione e offrire le risposte più adeguate e accoglienti possibili, date le circostanze.

Essere responsivi significa anche saper notare quando quel bambino ha bisogno di comunicare con noi, saper comprendere il messaggio che sta mandando (anche solo con uno sguardo o un gesto), e rispondere in modo coerente alla domanda. Essere responsivi significa aspettare la richiesta e non anticiparle tutte, così da “fare prima” o da “fare tutto bene subito”.

Semplificando molto, essere responsivi significa ad esempio intercettare le diverse tonalità di pianto, imparando a distinguere quale vuol dire fame, quale stanchezza, quale fastidio etc…, ma anche ricambiare un sorriso o sorridere per primi, con calma e fiducia. Essere responsivi significa inoltre stare accanto al bambino nelle sue prime esplorazioni, prestare attenzione e incoraggiare con pazienza.

La responsività è un’attitudine del genitore o del caregiver di riferimento che permette di avviare vero e proprio dialogo emotivo, in cui il bambino si sente visto, ascoltato, accolto, perché noi lo osserviamo, lo vediamo, lo pensiamo,  e grazie alla nostra presenza, fisica e psichica, gli permettiamo di esplorare e crescere. Questa connessione, fatta di sintonia e di crescente fiducia, ha effetti straordinari: non solo sul piano affettivo, ma anche sullo sviluppo del linguaggio, della mente, delle emozioni e persino del corpo.

Secondo gli studi più recenti, infatti, occuparsi del benessere psichico e relazionale migliora ANCHE la salute del corpo: non dovrebbe sorprenderci, perché noi siamo il nostro corpo, la nostra mente è parte del corpo e corpo e mente rappresentano un continuum, grazie a un sistema complesso di scambi tra le varie aree cerebrali, le ghiandole che producono i nostri ormoni e presiedono dunque il funzionamento degli organi e degli apparati.

Le cure responsive producono effetti sulla crescita e sullo sviluppo.

Coltivare la nostra responsività è un investimento per la salute delle prossime generazioni (e per la nostra)

Secondo una revisione della letteratura scientifica pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i bambini che crescono con genitori responsivi sviluppano un QI più alto, hanno meno problemi comportamentali, sono più socievoli e sicuri di sé. E questi effetti durano nel tempo, fino all’adolescenza. Non solo: la responsività, come dicevamo, protegge anche la salute fisica. Nei Paesi più poveri, i bambini malnutriti che ricevono cure affettuose e attente crescono meglio, parlano prima, sono più attivi: sono bambini che pur avendo da gestire alcuni problemi di salute fisica, stanno globalmente bene, grazie alla qualità della relazione con chi li accudisce.

Si può imparare a essere più responsivi?

Ad essere più responsivi si impara!

Ogni genitore, se ben sostenuto, può fare grandi progressi, anche quando, per tutta una serie di ragioni, la responsività non è proprio il suo forte.

La gravidanza è un tempo estremamente prezioso per allenare la responsività, imparare a prestare attenzione alle piccole cose e anche per iniziare a confrontarsi con altre persone che stanno affrontando la stessa esperienza.

Questi sono alcuni interventi che promuovono la responsività:

  • il sostegno tra pari, fin dalla gravidanza, è una preziosissima risorsa per tutti e due i genitori, e persino per i nonni.  
  • la psicoeducazione con operatori formati, per affrontare insieme le difficoltà e le incertezze della genitorialità
  • la mindfulness, una risorsa preziosa per la salute di genitori e bambini;
  • gli incontri di gruppo che promuovono la condivisione di lettura, canti, musica, massaggio o gioco libero  tra madre e bambino o tra padre e bambino;
  • le visite a domicilio da parte di personale esperto di area perinatale.

L’associazione CiaoLapo ha attivato qualche anno fa il progetto Arcobaleno, che offre sostegno ai genitori che affrontano una gravidanza successiva ad una o più perdite precedenti e promuove tra le varie cose l’automutuoaiuto tra pari, la gestione dello stress con la mindfulness e la condivisione della lettura ad alta voce di albi illustrati, fin dalla pancia.

Tutte queste strategie aiutano i genitori a diventano più attenti e consapevoli.

Per crescere un bambino, occorre un villaggio per nutrire i genitori, affinché i genitori possano nutrire i loro bambini con una relazione responsiva.

Perché è così importante parlare delle cure responsive dopo un lutto perinatale?

Dopo un lutto perinatale, la gravidanza successiva può essere vissuta con forti emozioni contrastanti: speranza e timore, gioia e ansia, paura che tutto accada di nuovo e nostalgia per il bambino che non c’è più.

In questa delicata situazione la gravidanza può diventare un tunnel, lungo e stressantissimo: per i genitori, che pure sentono di volere molto bene anche a questo nuovo bambino, spesso tanto cercato e desiderato, può essere ugualmente molto difficile concentrarsi giorno dopo giorno sul bambino e abitare attivamente, con attenzione partecipe, dolcezza e tenerezza, la relazione che stanno costruendo con lui. Dopo un evento traumatico è difficile lasciarsi andare pienamente a vivere l’amore, la spensieratezza e la gioia della presenza, soprattutto quando intorno a noi le persone, familiari, amici, medici, operatori sanitari ci chiedono di “non pensare più alle brutte cose del passato” e di “pensare positivo”, aumentando  il senso di inadeguatezza e di angoscia che accompagna molte gravidanze successive al lutto.

Le difficoltà a vivere pienamente e in modo responsivo la nuova genitorialità non cessano neanche dopo la nascita, anche quando va tutto bene, dal punto di vista della salute fisica: la responsività  può essere influenzata dal lutto non ancora completamente elaborato, dalla preoccupazione che possa comunque accadere qualcosa di brutto, dal bisogno di controllare tutto, come se fossimo in perenne emergenza, dall’estrema stanchezza provocata dall’ansia e dalla mancanza di un villaggio che ci accolga così come siamo, e ci permetta, mese dopo mese, di esercitare la responsività e beneficiare della gratificazione che la relazione responsiva offre anche a noi adulti.

Dopo un lutto perinatale, così come se abbiamo storie di vita complicate, o se abbiamo avuto infanzie faticose, può essere quindi molto difficile esercitare l’arte della responsività, imparare a riconoscere e imparare a rispondere in modo responsivo ai segnali del nostro neonato: sapere cosa può fare la differenza, sapere che tipo di aiuto chiedere, sapere che non siamo i peggiori genitori sulla terra e che i primi mille giorni sono un tempo che abbiamo a disposizione per migliorare, per essere genitori “sufficientemente buoni”  e per  coltivare al meglio la relazione con il nostro bambino e quindi la sua salute riduce la fatica e migliora il benessere di tutti.

In conclusione

Essere un genitore responsivo è una pratica quotidiana: si impara, e si può sempre migliorare, perchè tutto cambia di continuo, il nostro bambino cresce a vista d’occhio e ogni momento è il momento giusto per coltivare il bene reciproco e offrire una base sicura e accogliente al nostro piccolo.

La responsività richiede tempo e lentezza: questo momento storico enfatizza la velocità e il risultato a scapito del processo, bisogna  correre, diventare subito autonomi, mostrare immediatamente capacità che non sono mai innate, ma richiedono di essere costruite e validate nel tempo: vale per i genitori, vale per i neonati, i lattanti e i bambini.

Le interazioni quotidiane, le coccole, i giochi, le parole dolci, il silenzio abitato “cuore a cuore”, scambiarsi sguardi accoglienti, abbracciare, cantare le vostre canzoni, non sono perdite di tempo, non sono vizi, non creano danni a nessuno.

Se però ci sentiamo quotidianamente  troppo stanchi, arrabbiati, confusi, tristi per fare queste cose, questa potrebbe essere segnale di una fatica che chiede un sostegno strutturato: prima chiediamo aiuto, prima possiamo lasciarci alle spalle i momenti difficili, che riguardano normalmente15 neomamme su 100 senza lutti perinatali precedenti e ben  30 neomamme su 100 con lutti perinatali alle spalle.

Purtroppo gli studi sui papà sono pochi, e qui pochi, ci dicono che fare il papà responsivo dopo un lutto può essere un processo faticoso.

Non siete sole, non siete soli: c’è sempre un villaggio che può comprendere il vostro sentire, di genitori “tra cielo e terra”.

 

Approfondimenti

Ho approfondito il tema della responsività in due saggi usciti recentemente per UPPA edizioni:

Il viaggio eroico dell’essere genitori, 2024, che puoi acquistare a questo link

Mindfulness – Genitori e figli senza stress, 2025 che puoi acquistare qui

 

15/04/2025 0 comments
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ArticoliRicerca

Validazione della scala RIMS-IT

by Fondazione CiaoLapo 16/03/2025
written by Fondazione CiaoLapo

Affrontare la perdita di una gravidanza è un’esperienza emotivamente complessa e spesso sottovalutata. Le donne che la vivono possono sviluppare ansia, depressione, sintomi di stress post-traumatico e lutto complicato. Tuttavia, fino ad oggi, non esisteva in Italia uno strumento specifico per valutare con precisione il vissuto psicologico di questa esperienza.

Il nostro nuovo studio, frutto della collaborazione tra l’Università di Milano-Bicocca, la Fondazione CiaoLapo ETS e il Laboratorio PeaRL dell’Università di Firenze, ha portato alla validazione italiana della Revised Impact of Miscarriage Scale (RIMS-IT), uno strumento che permetterà a clinici e ricercatori di identificare precocemente le donne a rischio di sviluppare complicanze psicologiche dopo una perdita in gravidanza. Lo studio è stato appena pubblicato su BMC Pregnancy and Childbirth.

Uno strumento specifico per una sofferenza spesso invisibile

Molti strumenti attuali valutano il lutto perinatale in senso generale, ma non tutte le donne percepiscono la perdita in gravidanza come un lutto tradizionale. Alcune vivono un forte senso di colpa o di isolamento, altre soffrono in silenzio per la mancanza di riconoscimento sociale del loro dolore. Il RIMS-IT permette di analizzare queste sfumature grazie a tre dimensioni chiave:

  1. Isolamento e senso di colpa: quanto una donna si sente sola nel suo dolore e quanto si attribuisce la responsabilità della perdita.
  2. Perdita del bambino: l’intensità del senso di lutto e vuoto emotivo.
  3. Evento devastante: la percezione della perdita come un trauma profondo e destabilizzante.

Abbiamo validato il RIMS-IT su 543 donne italiane che avevano vissuto una perdita in gravidanza negli ultimi 36 mesi, confermandone l’affidabilità e la validità.

Cosa abbiamo trovato?

  • Il 61% delle donne ha riportato un impatto psicologico significativo, con sintomi di stress e ansia particolarmente elevati nelle donne con aborti ripetuti.
  • Il senso di colpa e l’isolamento sociale sono emersi come fattori chiave di sofferenza, confermando che molte donne si sentono incomprese e private di supporto.
  • ⚠️ Le attuali scale di valutazione del lutto potrebbero non essere sufficienti a cogliere il disagio psicologico specifico delle donne che vivono una perdita in gravidanza.

Un aiuto per clinici e ricercatori

Il RIMS-IT rappresenta un passo avanti per la salute mentale perinatale, fornendo un nuovo strumento per ginecologi, ostetriche, psicologi e ricercatori:

✅ Individuare precocemente le donne a rischio di sviluppare complicanze psicologiche.
✅ Personalizzare i percorsi di supporto psicologico, evitando che la sofferenza resti sommersa.
✅ Migliorare la ricerca sulla salute mentale materna, integrando dati più specifici e dettagliati.

Conclusioni

La validazione del Revised Impact of Miscarriage Scale (RIMS-IT) in Italia rappresenta un passo importante per migliorare il riconoscimento e il supporto alle donne che affrontano una perdita in gravidanza. Il nostro studio ha confermato l’affidabilità e la validità psicometrica dello strumento, anche nelle donne italiane, con un’elevata coerenza interna (Cronbach’s alpha = 0,89) ed una struttura fattoriale che riflette quella della versione originale.

Il RIMS-IT ha mostrato forte correlazione con altre scale di valutazione del lutto e dello stress post-traumatico, come la Perinatal Grief Scale (PGS) e la National Stressful Events PTSD Short Scale (NSESSS), mostrando la sua specificità nel misurare il disagio psicologico post-abortivo.

Questi risultati suggeriscono che il RIMS-IT può essere un valido strumento per la clinica e la ricerca, permettendo di identificare precocemente le donne a rischio e migliorare la presa in carico psicologica dopo una perdita in gravidanza. Ulteriori studi potranno estendere la sua applicabilità ad altri contesti, inclusa la valutazione del vissuto paterno, ancora poco esplorato.

Se vuoi approfondire il nostro studio, trovi l’articolo completo qui:

Nespoli, A., Fumagalli, S., Mosconi, L., Bonaiuti, R., Vannacci, A., Ravaldi, C., Assessment of the psychometric properties of the Italian version of the revised impact of miscarriage scale (RIMS): a validity and reliability study. BMC Pregnancy Childbirth 25, 289 (2025). https://doi.org/10.1186/s12884-025-07422-5

16/03/2025 0 comments
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Alta Formazione

I Primi Mille Giorni – Perfezionamento Universitario – terza edizione

by Fondazione CiaoLapo 07/07/2024
written by Fondazione CiaoLapo

L’Università degli Studi di Firenze, in collaborazione con il Laboratorio di Ricerca Perinatale PeaRL e la Fondazione CiaoLapo ETS, presenta la nuova edizione del corso di perfezionamento “I primi mille giorni. Promuovere e tutelare la salutein gravidanza e dopo la nascita”.

Questo percorso formativo, che si svolgerà da ottobre 2025 a giugno 2026, offre un’opportunità unica per gli operatori della salute perinatale e altri professionisti del settore di approfondire le proprie conoscenze su temi cruciali come la salute materno-fetale, la nutrizione, la sicurezza farmacologica e le cure responsive.

Il corso adotta un formato blended, combinando lezioni online sincrone e asincrone con tre incontri in presenza a Firenze (fruibili anche online). Questa struttura permette di bilanciare la flessibilità dell’apprendimento a distanza con l’importanza dell’interazione diretta.

 

Nell’immagine è possibile leggere le valutazioni anonime del corso dell’aa 23/24. Ogni parametro è stato valutato con un punteggio medio superiore a 90/100. I partecipanti dell’edizione precedente hanno apprezzato particolarmente:

  • ⁠La varietà dei temi trattati: “È stato un corso ricco di informazioni su molti argomenti, spunti di riflessione, conoscenze basate su ampia bibliografia aggiornata”
  • ⁠L’applicabilità pratica: “Completo, pratico e spendibile nella quotidianità della pratica clinica”
  • ⁠La qualità dei docenti: “I docenti nelle varie lezioni si sono dimostrati molto competenti, appassionati e disponibili”

Il corso affronta tematiche fondamentali come l’uso sicuro di farmaci in gravidanza, il benessere psichico perinatale, la gestione di traumi e lutti perinatali, e l’approccio trauma-orientato nelle situazioni di fragilità.

Stiamo attivando la quarta edizione del Corso per l’anno accademico 26/27: vi aspettiamo!

Per dettagli e informazioni puoi intanto visitare la pagina del corso sul sito del Laboratorio PeaRL.

Dicono di noi

  • “È un corso che arricchisce con molta potenza, dovrebbe essere propedeutico per lavorare. Se lo fosse molte realtà ospedaliere migliorerebbero, un operatore ed una parola alla volta.”
  • “Completo, pratico e spendibile nella quotidianità della pratica clinica.”
  • “Arricchente e coinvolgente, aggiunge ulteriore conoscenza in un’ottica di riflessione e accuratezza estrema!”
  • “Un corso prezioso per stimolare, creare, favorire nuove conoscenze, relazioni e progetti.”
  • “Bellissimo, interattivo, ricco di contenuti e di spunti per il lavoro di ogni giorno.”
  • “Un corso multidisciplinare in cui affluiscono competenze, esperienze e informazioni fondamentali per accompagnare le coppie nei primi mille giorni.”
  • “Arricchente e necessario. Permette di decostruire il ‘si è sempre fatto così’, guidandoti a comprendere come sostenere davvero ogni famiglia.”
  • “Mi sento di avere più strumenti da applicare alla mia professione.”
  • “Da seguire assolutamente per poter dire e fare ogni cosa con maggiore consapevolezza, per contribuire col proprio lavoro a fare davvero salutogenesi, portando ogni giorno rispetto, attenzione e cura alle famiglie con cui si ha a che fare.”
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Ricerca

Raccomandazioni sulla gestione della morte endouterina fetale

by Fondazione CiaoLapo 30/04/2023
written by Fondazione CiaoLapo

Il 7 febbraio 2023 sono state pubblicate le Raccomandazioni sulla gestione della morte endouterina fetale (MEF), un documento atteso da molti anni e destinato a diventare il riferimento italiano per i professionisti che assistono le donne, le coppie e le famiglie colpite da una morte in utero. Il documento, dal titolo «Gestione della morte endouterina fetale (MEF). Prendersi cura della natimortalità», è stato redatto dalla Fondazione Confalonieri Ragonese su mandato delle tre principali società scientifiche della ginecologia italiana, SIGO, AOGOI e AGUI, e riunisce in 132 pagine il primo corpo organico di indicazioni nazionali sul tema, costruito sull’adattamento delle principali linee guida internazionali (Queensland, PSANZ, SOGC, ACOG-SMFM) al contesto assistenziale, normativo e culturale del nostro Paese.

Per la nostra Fondazione si tratta di una notizia di particolare rilievo, non soltanto per l’importanza del documento in sé, ma perché CiaoLapo ha preso parte alla stesura del testo: il Prof. Alfredo Vannacci, vicepresidente della Fondazione e responsabile del Laboratorio congiunto di Ricerca Perinatale PeaRL dell’Università degli Studi di Firenze, è stato tra gli estensori del documento, in un gruppo di lavoro multidisciplinare composto da oltre quaranta professionisti italiani fra ginecologi, ostetriche, neonatologi, anatomopatologi, epidemiologi e psicologi clinici.

 

Perché queste raccomandazioni erano necessarie

La natimortalità è uno degli indicatori di salute più rilevanti di una popolazione, e rappresenta uno degli esiti avversi più comuni della gravidanza: si verifica in circa 1 ogni 200-300 parti nei Paesi industrializzati, con una prevalenza italiana stimata intorno a 3-4 casi ogni 1000 nati. Si tratta di un evento la cui frequenza è spesso sottostimata, ma il cui impatto, sul piano emotivo e psicotraumatologico, è devastante per le coppie e per i sanitari coinvolti.

Nonostante l’ampiezza del fenomeno, fino a oggi l’Italia si è trovata in una posizione paradossale: l’ultima serie di The Lancet dedicata alla natimortalità, Ending preventable stillbirths, realizzata nel 2016 con la partecipazione di Claudia Ravaldi e Alfredo Vannacci di CiaoLapo, aveva infatti documentato che il nostro Paese non era in grado di fornire informazioni sulle cause di morte in oltre il 50% dei nati morti tardivi (dopo la 28esima settimana). La mancanza di protocolli uniformi per la valutazione e la classificazione dei nati morti, unita alla scarsa esecuzione di indagini fondamentali (in primo luogo l’autopsia e l’esame istologico della placenta), ha a lungo limitato la possibilità di comprendere, e quindi di prevenire, questi eventi. La pubblicazione di Raccomandazioni nazionali condivise rappresenta dunque, prima di tutto, un atto di responsabilità verso le famiglie e verso il sistema di cura.

 

I punti fondamentali del documento

Le Raccomandazioni si articolano in dieci capitoli che coprono l’intero percorso assistenziale, dalla diagnosi al follow-up, e sono accompagnate da una sintesi operativa che ne riassume i contenuti essenziali. Riportiamo qui i passaggi che riteniamo più significativi, con particolare attenzione agli aspetti che intersecano il lavoro della nostra Fondazione.

  • Definizione e registrazione. Il documento adotta la definizione internazionale OMS, considerando come nato morto ogni neonato di età gestazionale ≥ 22 settimane diagnosticato antepartum, o con Apgar 0 al primo e al ventesimo minuto se morto intrapartum. Tutti i casi così definiti devono essere registrati nel flusso CedAP, allo scopo di costruire una sorveglianza nazionale affidabile.
  • Diagnosi e comunicazione. La diagnosi di nato morto antepartum richiede una valutazione ecografica urgente eseguita da uno specialista in ginecologia e ostetricia, possibilmente in presenza di un collega a supporto. La comunicazione della morte è considerata parte integrante del processo di cura: deve essere individualizzata, condotta con linguaggio chiaro e comprensibile, evitando l’eccesso di informazioni e dando spazio al silenzio. Le organizzazioni sanitarie hanno il compito di farsi carico della formazione degli operatori alla comunicazione, e per le donne migranti deve essere garantita la mediazione culturale.
  • Accoglienza della donna e della coppia. La comunicazione della morte fetale deve avvenire in un ambiente riservato e tranquillo, con il tempo necessario alla comprensione, e in presenza, se la donna lo desidera, di una persona di sua scelta. La donna deve essere accolta in una stanza preferibilmente singola, non contigua al reparto di ostetricia o di puerperio, e la possibilità di una presa in carico psicologica deve essere garantita con un’offerta proattiva, estesa anche ai sanitari coinvolti.
  • Assistenza al parto. Il documento raccomanda di pianificare il parto per via vaginale, riservando il taglio cesareo a indicazioni mediche appropriate, e di costruire un percorso assistenziale che includa l’ostetrica dedicata, la cura dei luoghi (camera protetta e isolata, rispetto dell’intimità) e il supporto al dolore fin dalla fase latente. L’analgesia farmacologica deve essere garantita con approccio multimodale, mentre la sedazione farmacologica non è indicata. Particolare attenzione viene dedicata all’inibizione della montata lattea o alla facilitazione della donazione del latte, da concordare prontamente con la donna, e al tempo di incontro con il bambino, riconosciuto come momento fondamentale del processo di elaborazione del lutto.
  • Accertamenti diagnostici. Il documento sottolinea l’importanza di svolgere routinariamente le indagini necessarie a comprendere i fattori causali, di istituire una cartella clinica dedicata al nato morto da allegare alla cartella materna, e di considerare l’autopsia come parte fondamentale del percorso diagnostico: spetta ai clinici farne comprendere l’utilità ai genitori, che possono avvalersi di un consulente di fiducia.
  • Dimissione, follow-up e prevenzione della ricorrenza. La lettera di dimissione deve includere il riferimento del case manager, un appuntamento per la continuità del sostegno psicologico, i contatti dei gruppi di auto-mutuo aiuto presenti sul territorio e online, e un appuntamento per la visita clinica del puerperio. I ricordi del bambino raccolti durante la degenza, comprese le fotografie, devono essere consegnati ai genitori o conservati per una loro eventuale richiesta successiva. La gravidanza successiva, infine, deve essere considerata «a rischio» e presa in carico da un ambulatorio specialistico o da un professionista esperto.
  • Audit clinico. Per ogni caso di morte endouterina è raccomandata la realizzazione di un audit multiprofessionale entro 90 giorni, finalizzato a definire le cause e i fattori associati, a fornire elementi per la comunicazione con i genitori, a stimare il rischio di ricorrenza e ad analizzare il processo assistenziale.

 

Un riferimento condiviso, e un punto di partenza

La pubblicazione delle Raccomandazioni rappresenta, dal nostro punto di vista, un risultato importante per più ragioni. La prima è di natura culturale: per la prima volta in Italia, le società scientifiche di ginecologia e ostetricia riconoscono in modo organico che la natimortalità non è soltanto un problema clinico, ma un evento bio-psico-sociale che richiede, accanto alla competenza tecnica, attenzione alla comunicazione, alla relazione, ai luoghi e ai tempi della cura. La seconda è di natura operativa: il documento offre ai professionisti uno strumento di lavoro condiviso, che integra le evidenze internazionali con la specificità del contesto italiano e con l’esperienza maturata sul campo, in particolare attraverso le sorveglianze regionali e il sistema SPItOSS dell’Istituto Superiore di Sanità.

La terza ragione, per noi, è di natura più particolare. Da molti anni l’Associazione e la Fondazione CiaoLapo lavorano, attraverso la ricerca, la formazione e il sostegno alle famiglie, per costruire un modello di assistenza alla morte perinatale che sia salutogenico, trauma-orientato e centrato sui bisogni dei genitori e degli operatori. Ritrovare nelle Raccomandazioni nazionali molti dei principi che guidano da tempo il nostro lavoro, e averne contribuito alla stesura, rappresenta una conferma della validità del percorso intrapreso, e insieme uno stimolo a proseguirlo.

 

Il quaderno «Assistere la morte perinatale»

Nella vicinanza dell’uscita delle Raccomandazioni MEF, la Fondazione ha pubblicato la seconda edizione ampliata di «Assistere la morte perinatale – Il quaderno», di Claudia Ravaldi, edito da CiaoLapo Edizioni. Il quaderno, pensato come strumento di lavoro per i professionisti dell’area perinatale, sintetizza in dieci capitoli il modello assistenziale sviluppato dalla Fondazione: dalla diagnosi alla comunicazione, dal lutto al trauma, dal ricovero alla respectful care, dalla bereavement care all’incontro con il bambino, fino alla raccolta dei ricordi e al follow-up territoriale. La prefazione, firmata dal Prof. Alfredo Vannacci, ricorda che la formazione degli operatori si associa a una maggiore soddisfazione delle persone in lutto, a una minore intensità dei sintomi trauma-correlati e a un minor livello di burnout fra i professionisti coinvolti.

I due documenti, il testo nazionale delle Raccomandazioni e il quaderno di CiaoLapo, sono pensati per dialogare: il primo come riferimento istituzionale e clinico, il secondo come strumento operativo e formativo, costruito a partire dall’ascolto delle famiglie e dall’esperienza dei reparti che, da anni, lavorano accanto a noi nel registro Footprint.

 

 

Per saperne di più

  • Il testo integrale delle Raccomandazioni «Gestione della morte endouterina fetale (MEF). Prendersi cura della natimortalità» è disponibile sul sito della Fondazione Confalonieri Ragonese e delle società scientifiche SIGO, AOGOI e AGUI.
  • Assistere la morte perinatale – Il quaderno (II edizione ampliata, 2023), di Claudia Ravaldi, CiaoLapo Edizioni, ISBN 9788832242058, è disponibile online e indirizzato a tutti gli operatori sanitari dell’area perinatale.
  • Per approfondire il modello assistenziale di CiaoLapo, è possibile partecipare al corso «Memory Box, l’assistenza ospedaliera trauma orientata nel lutto perinatale», offerto gratuitamente agli operatori dei reparti di area perinatale.
30/04/2023 0 comments
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La Fondazione CiaoLapo ETS è uno spinoff della Associazione APS CiaoLapo ETS fondata nel 2006 da Claudia Ravaldi e Alfredo Vannacci per il sostegno al lutto dei genitori.
La Fondazione CiaoLapo si occupa di ricerca e formazione nel settore della medicina perinatale, con particolare riferimento alle gravidanze a rischio ed alla perdita in gravidanza e dopo la nascita.

Tag

aborto (1) allattamento (1) assistenza (4) burnout (2) covid (5) lutto perinatale (1) morte perinatale (1) neonatologia (1) ostetricia (1) psicologia perinatale (2) psicotraumatologia (1) salute perinatale (4) vaccini (3)

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