È appena stato pubblicato sull’European Journal of Midwifery lo studio RESPeC-ToP (Respectful Care in Termination of Pregnancy), condotto dal gruppo di ricerca della Fondazione CiaoLapo ETS in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze e altre università italiane (Milano Bicocca, Parma e Verona). Lo studio esplora, per la prima volta in modo sistematico nel contesto italiano, la conoscenza del quadro normativo, le pratiche di cura e le esperienze emotive dei professionisti sanitari che assistono coppie che affrontano una interruzione di gravidanza a seguito di diagnosi di anomalia fetale.
Fondazione CiaoLapo
Aderenza alle linee guida perinatali e benessere psicologico dei genitori
È stato pubblicato sulla rivista Birth: Issues in Perinatal Care (Wiley, Open Access) il nostro studio CLASS (CiaoLapo Stillbirth Support). Insieme alla partecipazione alle due Lancet Stillbirth Series (2011 e 2016) e alla ricerca condotta sulla tutela della gravidanza durante la pandemia, questo lavoro si colloca tra i contributi a cui teniamo di più. È il frutto di anni di raccolta e di analisi: i risultati preliminari sono stati discussi via via ai congressi dell’International Stillbirth Alliance di Cork, Glasgow e Madrid, e all’ISPID di Firenze, dove il confronto con la comunità scientifica internazionale ci ha aiutato a metterli a punto.
Abbracci di storie è un progetto ideato da Claudia Ravaldi, nato nel 2023, promosso e finanziato dalla Fondazione CiaoLapo ETS e finalizzato alla promozione del benessere e alla riduzione dello stress nei reparti di ostetricia, ginecologia e area neonatale, attraverso la lettura ad alta voce e la biblioterapia con albi illustrati.
Qualità dell’Assistenza Perinatale e Sintomi di Stress Post-traumatico
Elisa Lepore, laureanda in Psicologia Clinica e della Salute e Neuropsicologia presso l’Università degli Studi di Firenze, ha condotto la sua tesi magistrale con CiaoLapo ETS, esplorando il rapporto tra la qualità dell’assistenza ricevuta durante il percorso perinatale e l’insorgenza di sintomi post-traumatici.
Il titolo della tesi è Qualità dell’Assistenza Perinatale e Sintomi Post-traumatici: un’indagine empirica, e il lavoro si inserisce in una linea di ricerca che da anni CiaoLapo porta avanti insieme alla comunità scientifica internazionale: quella che mette al centro non solo l’esito clinico della gravidanza, ma l’esperienza vissuta dalla donna all’interno del sistema sanitario.
di Claudia Ravaldi e Alfredo Vannacci
È da poco uscito su Current Biology un articolo del gruppo di Vittorio Gallese, dell’Università di Parma, intitolato Prenatal behavioral contagion through maternal yawning and fetal resonance (D’Adamo et al., 2026). In questo studio, trentasei donne fra la ventottesima e la trentaduesima settimana di gravidanza hanno guardato dei video con persone che sbadigliano (come già sappiamo, lo sbadiglio è ‘contagioso’): nel frattempo l’ecografia registrava in tempo reale l’attività della bocca del bambino in utero. I ricercatori hanno osservato che quando la madre sbadiglia, anche il bambino tende a sbadigliare, con un tempo di latenza ricorrente dopo lo sbadiglio della madre, e con una struttura del movimento che è sovrapponibile a quella adulta. Gli autori hanno definito questa situazione “contagio fisiologico intrauterino”: attraverso vie biomeccaniche e ormonali condivise fra il corpo della madre e quello del bambino i due “sistemi” comunicano e si condizionano.
Destinatari: il corso è riservato al personale sanitario e ai professionisti della relazione d’aiuto
Modalità: Il corso, in modalità mista, (10 moduli FAD registrati e 3 moduli finali in diretta online) si svolge dal 13 Marzo 2026 al 9 Ottobre 2026.
Durata: 50 ore suddivise tra: videolezioni (26 ore), autoapprendimento (10 ore), discussione e supervisione dei casi in diretta (14 ore) nelle date: 11 settembre, 18 settembre, 9 ottobre dalle 15 alle 19
Obiettivi del corso
Il corso permette di acquisire conoscenze teoriche e competenze pratiche per:
- Accogliere e supportare le famiglie colpite da una perdita perinatale con competenza e sensibilità.
- Promuovere un accompagnamento rispettoso, riconoscendo le esigenze individuali nel percorso di lutto.
- Integrare le conoscenze più aggiornate in ambito psicologico e psicotraumatologico, ostetrico e assistenziale.
- Diffondere una migliore consapevolezza e cultura del lutto perinatale nei contesti sanitari e sociali
- Lavorare in rete in ottica integrata e multidisciplinare con le varie figure professionali, che accompagnano le donne e le coppie nel percorso di elaborazione del lutto e nelle nuove genitorialità
Temi del corso
Primo modulo – Il sostegno delle donne, delle coppie e delle famiglie con esperienza di lutto perinatale: presentazione e inquadramento del modello salutogenico e trauma orientato
Secondo modulo – Infertilità
Terzo modulo – Aborto spontaneo
Quarto modulo – L’interruzione di gravidanza per patologia
Quinto modulo – Morte in utero
Sesto modulo – Morte post-natale
Settimo modulo – Il lutto nel tempo perinatale
Ottavo modulo – Psicotraumatologia del lutto perinatale
Nono modulo – Prevenzione, diagnosi e trattamento del lutto complicato
Decimo modulo – Nuovamente in attesa: gravidanza e genitorialità dopo un lutto perinatale
Undicesimo modulo (in diretta) – analisi e concettualizzazione di casi clinici portati dalle nostre docenti
Dodicesimo modulo (in diretta) – analisi e concettualizzazione di casi clinici portati dai corsisti
Tredicesimo modulo (in diretta) – presentazione del lavoro finale in piccoli gruppi.
Direzione scientifica
Dottoressa Claudia Ravaldi, psichiatra, psicoterapeuta, dottoressa di ricerca in neuroscienze, master in storia e tecniche della letteratura per l’infanzia, Fondazione CiaoLapo
Professor Alfredo Vannacci, medico farmacologo e tossicologo, Università degli Studi di Firenze, Fondazione CiaoLapo
Docenti
I docenti del corso sono professionisti e professioniste specialiste in ginecologia, ostetricia, psichiatria, psicoterapia e counseling nella relazione d’aiuto con esperienza pluriennale certificata sul lutto perinatale, sia dal punto di vista della ricerca, sia dal punto di vista della clinica e del sostegno sul campo.
Iscrizione e costi
L’iscrizione al corso comprende:
- 13 moduli didattici su piattaforma Moodle (10 registrati, 3 in diretta)
- accesso alle registrazioni dal 13 Marzo al 31 ottobre 2026
- materiale didattico
- due ore di tutoraggio (nel periodo tra il 21 settembre al 2 ottobre) per la stesura del caso clinico finale
Il completamento del corso permette inoltre di:
- accedere alle 30 ore di supervisione necessarie per l’iscrizione al registro PerLA (PERinatal Loss Assistant) della Fondazione CiaoLapo
Early Bird: il costo per l’iscrizione è 400 euro fino al 31 gennaio 2026
Dal 1° Febbraio 2026 la quota di iscrizione sarà di 500 euro
ATTENZIONE: Sono disponibili 80 posti: le domande di iscrizione, complete in ogni loro parte, saranno accettate in ordine di arrivo.
Non sono previsti crediti ECM
Scadenza iscrizioni
Le iscrizioni saranno chiuse al completamento degli 80 posti, e in ogni caso entro e non oltre il 1° giugno 2026
Iscriviti a questa pagina.
Il registro PerLA – Perinatal Loss Assistant
Il registro PerLA – Perinatal loss assistant, raccoglie gli operatori sanitari ed i professionisti della relazione d’aiuto che hanno completato la formazione sul lutto perinatale certificata dalla Fondazione CiaoLapo
Per ottenere la certificazione PerLA, il professionista deve completare il percorso formativo di 50 ore e svolgere nel biennio successivo 30 ore di supervisione dei casi.
Il registro PerLA sarà utilizzato come elenco di riferimento dei professionisti con formazione certificata sul lutto perinatale, per le coppie che si rivolgono alla nostra Associazione.
Lo studio LISTEN (Lactation Support afTer pEriNatal loss) si è chiuso nel dicembre 2023 con la partecipazione di 1227 operatori sanitari coinvolti nell’assistenza al lutto perinatale, distribuiti su tutto il territorio nazionale. I risultati sono stati pubblicati il 23 dicembre 2025 sul Journal of Midwifery & Women’s Health con il titolo «The LISTEN (Lactation Support afTer pEriNatal loss) Project: Pathways of Loss and Lactation Care in Italy», a firma di Claudia Ravaldi, Laura Mosconi, Alfredo Vannacci e di un gruppo di colleghe e colleghi delle Università di Firenze, Verona, Parma, Tor Vergata di Roma e Politecnica delle Marche, in collaborazione con la Fondazione CiaoLapo.
Si tratta del primo studio italiano dedicato in modo specifico alla gestione della lattazione dopo una perdita perinatale, un tema che, pur avendo importanti implicazioni cliniche, emotive e relazionali, è rimasto a lungo ai margini sia delle linee guida sia della formazione degli operatori. La fisiologica comparsa della montata lattea dopo la morte di un bambino atteso o appena nato pone infatti la donna di fronte a una sofferenza che non è soltanto fisica, e che richiede un’assistenza informata, rispettosa e personalizzata. Le opzioni disponibili (soppressione farmacologica, soppressione fisiologica, donazione del latte) hanno significati e implicazioni diverse, e la scelta dovrebbe sempre nascere da un processo di shared decision making, fondato su un’informazione completa e tempestiva.
Il campione
Il campione è composto in larghissima maggioranza da donne (97,5%) e da ostetriche (76,8%), seguite da infermiere/i (12,8%), medici (6,6%), psicologhe/i (1,6%) e altre figure professionali. Circa la metà degli operatori (51,4%) ha meno di dieci anni di esperienza, e l’80,2% lavora in ospedali pubblici, prevalentemente in sala parto e in reparto di maternità. Più di metà del campione ha assistito direttamente a casi di morte endouterina (69,7%) o di morte neonatale (53,1%).
Formazione e linee guida: un primo paradosso
Un primo dato che emerge dalla lettura dei risultati è la discrepanza tra la formazione ricevuta e l’organizzazione dei reparti. Il 60,2% degli operatori ha frequentato un corso di formazione specifica sul lutto perinatale, e ne ha valutato l’utilità in modo molto elevato (4,7 su 5). Tuttavia, soltanto il 42,5% riferisce di disporre, sul proprio luogo di lavoro, di una linea guida formalizzata per l’assistenza al lutto perinatale, e solo il 31,5% riferisce l’esistenza di un percorso strutturato di sostegno psicologico per i genitori. Tra coloro che indicano la presenza di una linea guida, il 33,3% non sa con precisione da quanto tempo essa sia in vigore. La percezione di utilità di una linea guida, nelle parole dei rispondenti, è altissima (4,8 su 5): il problema, dunque, non è la disponibilità degli operatori ad applicarla, ma l’assenza diffusa di un quadro di riferimento istituzionale.
La gestione del lutto perinatale è descritta come emotivamente molto faticosa in entrambi gli scenari studiati (7,7 su 10 per la morte endouterina, 7,8 su 10 per la morte neonatale), mentre la difficoltà clinica è leggermente maggiore nei casi di morte neonatale rispetto alla morte in utero (5,3 contro 4,9). Gli operatori che hanno seguito una formazione specifica riportano una difficoltà emotiva lievemente inferiore, un dato in linea con quanto già osservato negli studi CLASS, BLOSSoM e STRONG, che hanno mostrato il ruolo protettivo della formazione rispetto al burnout e ai sintomi post-traumatici.
Lattazione dopo una perdita: un’area ancora opaca
Il cuore dello studio LISTEN riguarda la gestione della lattazione dopo la perdita. Gli operatori si attribuiscono un livello di formazione modesto sulle tecniche di soppressione della lattazione (in media 2,7 su 5). Circa un quarto del campione riferisce di non aver fornito alcuna informazione sulla gestione della lattazione, pur avendone avuto l’opportunità: una parte non sapeva cosa dire, un’altra non aveva mai riflettuto sul tema, e una quota significativa (9,6% nei casi di morte endouterina e 8,4% nei casi di morte neonatale, per un totale di 78 operatori) non considera la consulenza sulla lattazione come parte delle proprie responsabilità professionali. Quest’ultima posizione è più frequente fra medici (13,6%) e psicologi (10,0%) e meno frequente fra infermieri (7,6%) e ostetriche (5,6%).
Sulla scelta del momento più appropriato per parlare di lattazione, il 64,7% degli operatori ritiene corretto farlo entro le 24 ore dal parto, il 12,2% prima del parto, il 10,4% subito dopo, mentre il 7,8% affronta l’argomento solo se è la donna a chiederlo. Le linee guida internazionali raccomandano invece di proporre l’informazione al momento della diagnosi, per garantire alla donna il tempo necessario a una scelta consapevole.
Quanto al tipo di informazioni fornite, il dato più netto è la prevalenza assoluta della soppressione farmacologica: viene discussa nell’89,5% dei casi di morte endouterina e nell’83,8% dei casi di morte neonatale. Le complicanze (ingorgo, mastite, perdite di latte) sono affrontate da circa il 62% dei rispondenti. La donazione del latte, invece, viene proposta soltanto dal 21,8% degli operatori dopo una morte endouterina e dal 25,4% dopo una morte neonatale, una proporzione molto bassa se si considera che l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di banche del latte umano donato. La distanza tra la disponibilità di risorse e l’effettiva offerta di informazioni alle famiglie suggerisce che la criticità sia di natura culturale e formativa, non logistica.
Sull’efficacia delle diverse strategie di gestione della lattazione, l’espressione manuale è quella considerata più utile dai rispondenti, mentre le fasciature compressive sono giudicate poco efficaci, in coerenza con la letteratura internazionale, che non riconosce evidenze a sostegno degli interventi non farmacologici se confrontati con il non intervento. La terapia farmacologica resta, ad oggi, l’unico approccio basato su prove di efficacia, da offrire insieme alla possibilità di donazione del latte secondo un modello di scelta condivisa.
Le informazioni scritte da consegnare alla donna alla dimissione sono quasi assenti: solo il 15,8% degli operatori riferisce di consegnare materiale informativo dedicato, pur considerandolo utile. Il follow-up post-dimissione, infine, è descritto come carente dal 78,2% del campione: solo il 21,8% degli operatori riferisce l’esistenza di un percorso strutturato di accompagnamento successivo, e solo il 28,1% conosce un servizio ambulatoriale dedicato sul proprio territorio.
Le voci degli operatori
Lo studio ha previsto anche un’analisi qualitativa di domande aperte, alle quali ha risposto il 76,2% del campione. Dalle risposte emergono temi ricorrenti, che gli operatori di CiaoLapo conoscono bene per esperienza quotidiana: la centralità della comunicazione, la difficoltà di trovare le parole, il bisogno di empatia e di mantenere al tempo stesso un confine professionale, la condivisione del dolore, il senso di impotenza, gli ostacoli burocratici e, in modo specifico nei casi di morte endouterina, il silenzio come simbolo dell’assenza e del tabù sociale che ancora circonda questi eventi. Numerosi operatori riportano, nel rispondere al questionario, di aver riflettuto per la prima volta in modo strutturato sulla lattazione dopo la perdita, e chiedono protocolli, formazione continua e sostegno psicologico per sé stessi.
Cosa ci dice LISTEN, e dove va il nostro lavoro
I risultati di LISTEN confermano alcune delle ipotesi che, da anni, orientano il lavoro della Fondazione, e ne aggiungono di nuove.
Il primo elemento è che la formazione specifica funziona: dove c’è, le difficoltà emotive si attenuano e la qualità dell’assistenza riferita aumenta. Il secondo è che la formazione, da sola, non basta: senza linee guida formalizzate sui luoghi di lavoro, e senza percorsi strutturati di sostegno psicologico e di follow-up, anche gli operatori più preparati operano in condizioni di solitudine clinica. La pubblicazione, nel febbraio 2023, delle Raccomandazioni nazionali sulla gestione della morte endouterina fetale, alla cui stesura la Fondazione ha contribuito, rappresenta un primo passo verso questa direzione, ma il documento, come riconosciuto dagli stessi autori, dedica un’attenzione limitata alla gestione della lattazione: i dati di LISTEN suggeriscono che questa lacuna debba essere colmata.
Il terzo elemento riguarda la donazione del latte. La distanza tra la rete italiana delle banche del latte umano donato e l’effettiva proposta di questa opzione alle donne in lutto indica che esiste uno spazio formativo e culturale ampio, sul quale la Fondazione intende lavorare nei prossimi anni in continuità con la propria attività di ricerca e di formazione, anche attraverso il Laboratorio PeaRL dell’Università degli Studi di Firenze.
Il quarto elemento, infine, è quello che gli stessi rispondenti hanno espresso con maggior chiarezza: la continuità delle cure, dalla diagnosi al follow-up territoriale, non può essere considerata un’aggiunta facoltativa. È parte costitutiva di un’assistenza rispettosa, e la sua assenza è oggi, in Italia, uno dei nodi più urgenti su cui intervenire.
Una gravidanza successiva a una morte perinatale non è mai “una gravidanza come le altre”. È un percorso complesso, in cui si intrecciano emozioni intense — dolore, paura, speranza — e bisogni clinici specifici. La cura di queste gravidanze richiede attenzione, continuità, competenze tecniche e sensibilità comunicativa.
Il nostro nuovo studio, UNSURENESS (sUpportiNg subSeqUent pREgnaNcy after pErinatal loSS), pubblicato su Journal of Clinical Medicine, indaga come gli operatori sanitari italiani affrontano questa sfida.
Perché questo studio
Ogni anno, in Italia, centinaia di famiglie vivono una morte perinatale. Più della metà intraprende una nuova gravidanza entro un anno. In questo contesto, il ruolo degli operatori sanitari è cruciale: accompagnare i genitori significa non solo garantire la sorveglianza clinica, ma anche riconoscere e accogliere il lutto, costruire fiducia, favorire decisioni condivise e sostenere il benessere psicologico.
Nonostante l’esistenza di raccomandazioni da parte delle società scientifiche, in Italia mancano linee guida nazionali vincolanti e percorsi strutturati. L’UNSURENESS Study nasce per fotografare la situazione attuale e individuare i principali bisogni formativi e organizzativi.
Come è stato condotto
Abbiamo realizzato un’indagine nazionale online (agosto 2023 – febbraio 2024) rivolta agli operatori sanitari che si occupano di gravidanze successive a un lutto perinatale.
Hanno partecipato 200 professioniste, in prevalenza ostetriche, provenienti da tutta Italia. Il questionario esplorava esperienza professionale, formazione ricevuta, approcci comunicativi e criteri di gestione clinica.
Cosa abbiamo trovato
- Formazione insufficiente: solo un terzo delle partecipanti aveva ricevuto una formazione specifica su come assistere queste gravidanze.
- Aspetti prioritari: affrontare con i genitori la perdita precedente, instaurare una relazione di fiducia, condividere le decisioni cliniche e fornire informazioni complete.
- Sfide principali: gestire le paure dei genitori e offrire rassicurazioni adeguate.
- Criteri decisionali: la continuità assistenziale e il rispetto delle preferenze dei genitori sono risultati più influenti delle linee guida o dell’evidenza scientifica.
- Collaborazione multidisciplinare: diffusa, ma con un’integrazione ancora disomogenea del supporto psicologico nei percorsi di cura.
Perché è importante
Dalla nostra indagine emerge con chiarezza la necessità di:
- Formazione strutturata e trauma-informed per tutti i professionisti coinvolti;
- Linee guida nazionali che garantiscano uniformità e qualità dell’assistenza;
- Integrazione stabile del supporto psicologico in tutti i setting di cura;
- Percorsi di continuità assistenziale che accompagnino la famiglia dal pre-concepimento al post-partum.
Investire in queste aree significa ridurre il rischio di nuove traumaticità, migliorare l’esperienza di cura e contribuire al benessere a lungo termine di genitori e bambini.
📄 Leggi l’articolo completo (Open Access): Management of Subsequent Pregnancy After Perinatal Death: Results from the UNSURENESS Study
Memory Box: assistenza ospedaliera al lutto perinatale – Primo Aggiornamento
A tre anni dall’avvio del corso di formazione Memory Box: l’assistenza ospedaliera trauma-orientata al lutto perinatale (2022), la Fondazione CiaoLapo presenta il primo corso di aggiornamento dedicato a chi ha già completato il percorso base e desidera rinnovare la propria certificazione.
Il corso, ideato e promosso dalla Fondazione CiaoLapo nell’ambito del progetto Memory Box, è offerto gratuitamente a tutti gli operatori e operatrici ospedalieri di area materno-infantile e a studenti e studentesse di area sanitaria perinatale, in continuità con la formazione iniziata nel 2022.
Tre anni di Memory Box: il punto di partenza
In tre anni di attività il corso base ha certificato oltre 4.000 operatori e operatrici in tutta Italia, e 41 reparti ospedalieri sono stati iscritti al registro Footprint, lo strumento con cui la Fondazione riconosce i centri che hanno raggiunto almeno il 70% del personale formato sull’assistenza trauma-orientata al lutto perinatale.
Le regioni più attive nel triennio sono state Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, con presidi anche in Sardegna e in altre aree del Paese. I riscontri raccolti dai partecipanti hanno restituito un’immagine coerente: un corso percepito come pratico, chiaro, profondo, capace di offrire strumenti spendibili nella quotidianità clinica e, al tempo stesso, di toccare nel profondo chi lo segue (molti corsisti lo hanno descritto come «un percorso emozionale che ti lascia dentro qualcosa che non dimentichi»).
Perché un aggiornamento, e perché ora
La certificazione del corso Memory Box ha validità triennale. Il rinnovo avviene tramite un breve aggiornamento FAD di circa due ore, che permette di mantenere attivo l’attestato per il triennio successivo senza dover ripetere l’intero corso base.
La scelta di un aggiornamento ogni tre anni risponde a una ragione precisa: la ricerca scientifica sulla salute mentale perinatale, sul lutto prolungato e sull’assistenza rispettosa si sta muovendo con un ritmo sostenuto, e ciò che era stato detto nel 2022 oggi va integrato con nuove linee guida, nuove evidenze, nuovi strumenti. Tornare periodicamente sui contenuti consente di rinforzare i punti consolidati e di rivedere quelli che, nel frattempo, sono diventati superati.
Il programma del primo aggiornamento
Il corso è articolato in un modulo introduttivo, tre moduli didattici, un modulo conclusivo e un breve esercizio di verifica, per una durata complessiva di circa due ore. Il programma:
- Introduzione. I primi tre anni del progetto Memory Box, le opinioni di chi ha frequentato il corso, il registro Footprint e l’introduzione di una novità importante: l’appuntamento annuale di supervisione con i referenti del progetto nei singoli reparti.
- L’assistenza ad aborto e morte perinatale nell’ultimo triennio: cosa è cambiato? Una panoramica sull’epidemiologia, sulle nuove linee guida (incluse quelle pubblicate dal Royal College of Obstetricians and Gynaecologists nel 2024), sulle evidenze emerse, sulle nuove prospettive di ricerca e sui lavori condotti in questi anni dal nostro gruppo di ricerca.
- L’importanza della presa in carico continuativa: lutto perinatale e salute mentale. Un focus sulla salute mentale perinatale, sul lutto come fattore di rischio, sulla tutela dei primi mille giorni nella gravidanza dopo un lutto e sui progetti di CiaoLapo dedicati a questo ambito.
- Due casi clinici esemplificativi. Roberto ed Elisa, due storie che permettono di vedere in concreto, i temi della salute mentale, del lutto prolungato, del rischio di complicanze e della gravidanza successiva alla perdita.
- Conclusioni. Take home message, bibliografia di riferimento, presentazione dei corsi di alta formazione della Fondazione e indicazioni su come sostenere le nostre attività.
Una novità: la supervisione annuale per i referenti
Tra le novità di questo aggiornamento, la più rilevante sul piano organizzativo riguarda l’introduzione di due incontri annuali di supervisione rivolti ai referenti del progetto Memory Box nei singoli reparti. L’appuntamento si terrà ogni anno a marzo e ad ottobre, in modalità online, e sarà l’occasione per condividere buone pratiche, criticità, situazioni rimaste in sospeso e percorsi da migliorare.
La logica di fondo è semplice e, allo stesso tempo, ambiziosa: una rete sanitaria attorno al lutto perinatale non si costruisce con la sola formazione individuale, ma con nodi che si incontrano periodicamente, si rinsaldano e danno forza ai punti più fragili. Il primo incontro pilota, svoltosi il 20 maggio 2025, ha visto la partecipazione di oltre trenta referenti, segno che il bisogno di confronto continuativo, in questo ambito, è reale e diffuso.
A chi è rivolto il corso
Il corso di aggiornamento è rivolto a tutti gli operatori e le operatrici ospedaliere di area materno-infantile (medici, ostetriche, infermiere, psicologhe, assistenti sociali) che hanno già completato il corso base Memory Box e che desiderano rinnovare la certificazione, oltre che agli studenti e alle studentesse di area sanitaria perinatale che intendano seguire un percorso completo di formazione.
Per chi non avesse ancora frequentato il corso base, l’iscrizione resta aperta sulla piattaforma della Fondazione: l’aggiornamento, infatti, presuppone la conoscenza dei contenuti affrontati nelle dieci lezioni del 2022 (il lutto perinatale, l’approccio trauma-orientato, la comunicazione della diagnosi, la gestione del ricovero, le scelte condivise, la respectful care, l’incontro con il bambino morto, la memory box come strumento, il follow-up).
Iscrizioni e modalità
Il corso è completamente gratuito e si svolge in modalità FAD (Formazione a Distanza) sulla piattaforma della Fondazione CiaoLapo. Una volta avviato, ciascun partecipante avrà 30 giorni di tempo per completarlo, in coerenza con la capienza della piattaforma e con la necessità di ruotare l’accesso fra tutte le persone iscritte. Qualora per ragioni personali, familiari o professionali, l’iscritto non riuscisse a rispettare questo tempo, la Fondazione si impegna come sempre a garantire la possibilità di riprendere il corso in un secondo momento.
Le iscrizioni sono gestite direttamente dalla Fondazione; gli operatori che hanno ottenuto la prime certificazione saranno automaticamente iscritti al corso di aggiornamento in gruppi di 300 ogni due mesi.
Un grazie a chi ha reso possibile tutto questo
Questo aggiornamento è il frutto del lavoro di tutta la nostra équipe, ma soprattutto della disponibilità delle migliaia di colleghi e colleghe che, in questi tre anni, hanno scelto di formarsi, di applicare nella propria pratica quotidiana ciò che hanno appreso e di portare nei propri reparti una cultura dell’assistenza più rispettosa, più consapevole e più aderente alle evidenze scientifiche internazionali. Continuare a imparare insieme, e a fare rete, è il modo concreto con cui possiamo offrire alle famiglie che incontrano una perdita perinatale un’assistenza degna di questo nome, in ogni reparto e in ogni regione del Paese.
Corso ideato e curato dalla Dottoressa Claudia Ravaldi (Medica, Psichiatra e Psicoterapeuta) e dal Professor Alfredo Vannacci (Farmacologo e Tossicologo), nell’ambito del progetto Memory Box della Fondazione CiaoLapo.
Quando parliamo di salute del feto, del neonato e del lattante generalmente pensiamo alla salute del corpo, cioè alla salute fisica e a tutto ciò che è importante fare, fin dalla gravidanza, per provare a proteggerla e a migliorarla.
Sappiamo bene che la tutela della salute fisica materna e fetale è di fondamentale importanza: cento anni fa, a causa delle precarie condizioni di vita, della guerra, della povertà, della fame, e dell’assenza di un servizio sanitario nazionale, la mortalità al parto, dopo la nascita e al di sotto dei cinque anni di vita era infatti di circa 200 bambini ogni mille nati. Oggi, questo numero è sceso a circa 2,5 su mille, grazie al miglioramento delle cure antenatali e pediatriche e alla tempestiva presa in carico delle situazioni più complesse: per fare un esempio, negli ultimi venti anni sono leggermente migliorati anche i tassi di morte in utero e di morte perinatale.
Dai primi anni duemila finalmente si è cominciato a dare una maggiore attenzione anche alla salute psichica e al benessere relazionale dei bambini e delle bambine, fin dalla gravidanza: molti enti, associazioni e fondazioni, hanno iniziato ad adoperarsi concretamente per migliorare la salute e il benessere globale dei bambini e delle bambine, iniziando ad occuparsi anche della salute e del benessere dei genitori in attesa. Numerosi studi, dal secondo dopoguerra in poi, hanno sottolineato che, per permettere ad ogni bambino di crescere in salute e stare bene, occorre tutelare e proteggere non solo la sua salute fisica, ma anche il suo benessere psichico e relazionale.
Ciò che può fare la differenza e permettere ad ogni bambino e bambina di raggiungere il miglior livello di salute e benessere possibile è la cura affettuosa e attenta degli adulti di riferimento: anche se lo sappiamo da molti anni, anche se gli esperti e le istituzioni raccomandano la genitorialità responsiva, l’opinione pubblica tuttavia stenta a riconoscerne le potenzialità e spesso minimizza l’importanza delle cure responsive o addirittura le critica.
A causa di questa distanza tra istituzioni e persone comuni, molte famiglie e molti genitori non sanno di possedere uno strumento importantissimo per il loro benessere e quello dei loro bambini e quindi non lo usano. Crescere un bambino senza coltivare la propria responsività è un’occasione persa, sia per il benessere dei genitori che per quello dei bambini.
Cosa vuol dire essere un genitore responsivo?
La genitorialità responsiva è la capacità degli adulti di “essere presenti” e rispondere ai bisogni di quello specifico bambino in modo pronto, affettuoso e adeguato. È un esercizio quotidiano, una pratica, la genitorialità responsiva, che si impara sul campo, giorno dopo giorno, anche dagli errori di valutazione e dalle risposte sbagliate:
non si tratta di soddisfare tutte le richieste del bambino come se fossero ordini,
si tratta di stare in relazione e offrire le risposte più adeguate e accoglienti possibili, date le circostanze.
Essere responsivi significa anche saper notare quando quel bambino ha bisogno di comunicare con noi, saper comprendere il messaggio che sta mandando (anche solo con uno sguardo o un gesto), e rispondere in modo coerente alla domanda. Essere responsivi significa aspettare la richiesta e non anticiparle tutte, così da “fare prima” o da “fare tutto bene subito”.
Semplificando molto, essere responsivi significa ad esempio intercettare le diverse tonalità di pianto, imparando a distinguere quale vuol dire fame, quale stanchezza, quale fastidio etc…, ma anche ricambiare un sorriso o sorridere per primi, con calma e fiducia. Essere responsivi significa inoltre stare accanto al bambino nelle sue prime esplorazioni, prestare attenzione e incoraggiare con pazienza.
La responsività è un’attitudine del genitore o del caregiver di riferimento che permette di avviare vero e proprio dialogo emotivo, in cui il bambino si sente visto, ascoltato, accolto, perché noi lo osserviamo, lo vediamo, lo pensiamo, e grazie alla nostra presenza, fisica e psichica, gli permettiamo di esplorare e crescere. Questa connessione, fatta di sintonia e di crescente fiducia, ha effetti straordinari: non solo sul piano affettivo, ma anche sullo sviluppo del linguaggio, della mente, delle emozioni e persino del corpo.
Secondo gli studi più recenti, infatti, occuparsi del benessere psichico e relazionale migliora ANCHE la salute del corpo: non dovrebbe sorprenderci, perché noi siamo il nostro corpo, la nostra mente è parte del corpo e corpo e mente rappresentano un continuum, grazie a un sistema complesso di scambi tra le varie aree cerebrali, le ghiandole che producono i nostri ormoni e presiedono dunque il funzionamento degli organi e degli apparati.
Le cure responsive producono effetti sulla crescita e sullo sviluppo.
Coltivare la nostra responsività è un investimento per la salute delle prossime generazioni (e per la nostra)
Secondo una revisione della letteratura scientifica pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i bambini che crescono con genitori responsivi sviluppano un QI più alto, hanno meno problemi comportamentali, sono più socievoli e sicuri di sé. E questi effetti durano nel tempo, fino all’adolescenza. Non solo: la responsività, come dicevamo, protegge anche la salute fisica. Nei Paesi più poveri, i bambini malnutriti che ricevono cure affettuose e attente crescono meglio, parlano prima, sono più attivi: sono bambini che pur avendo da gestire alcuni problemi di salute fisica, stanno globalmente bene, grazie alla qualità della relazione con chi li accudisce.
Si può imparare a essere più responsivi?
Ad essere più responsivi si impara!
Ogni genitore, se ben sostenuto, può fare grandi progressi, anche quando, per tutta una serie di ragioni, la responsività non è proprio il suo forte.
La gravidanza è un tempo estremamente prezioso per allenare la responsività, imparare a prestare attenzione alle piccole cose e anche per iniziare a confrontarsi con altre persone che stanno affrontando la stessa esperienza.
Questi sono alcuni interventi che promuovono la responsività:
- il sostegno tra pari, fin dalla gravidanza, è una preziosissima risorsa per tutti e due i genitori, e persino per i nonni.
- la psicoeducazione con operatori formati, per affrontare insieme le difficoltà e le incertezze della genitorialità
- la mindfulness, una risorsa preziosa per la salute di genitori e bambini;
- gli incontri di gruppo che promuovono la condivisione di lettura, canti, musica, massaggio o gioco libero tra madre e bambino o tra padre e bambino;
- le visite a domicilio da parte di personale esperto di area perinatale.
L’associazione CiaoLapo ha attivato qualche anno fa il progetto Arcobaleno, che offre sostegno ai genitori che affrontano una gravidanza successiva ad una o più perdite precedenti e promuove tra le varie cose l’automutuoaiuto tra pari, la gestione dello stress con la mindfulness e la condivisione della lettura ad alta voce di albi illustrati, fin dalla pancia.
Tutte queste strategie aiutano i genitori a diventano più attenti e consapevoli.
Per crescere un bambino, occorre un villaggio per nutrire i genitori, affinché i genitori possano nutrire i loro bambini con una relazione responsiva.
Perché è così importante parlare delle cure responsive dopo un lutto perinatale?
Dopo un lutto perinatale, la gravidanza successiva può essere vissuta con forti emozioni contrastanti: speranza e timore, gioia e ansia, paura che tutto accada di nuovo e nostalgia per il bambino che non c’è più.
In questa delicata situazione la gravidanza può diventare un tunnel, lungo e stressantissimo: per i genitori, che pure sentono di volere molto bene anche a questo nuovo bambino, spesso tanto cercato e desiderato, può essere ugualmente molto difficile concentrarsi giorno dopo giorno sul bambino e abitare attivamente, con attenzione partecipe, dolcezza e tenerezza, la relazione che stanno costruendo con lui. Dopo un evento traumatico è difficile lasciarsi andare pienamente a vivere l’amore, la spensieratezza e la gioia della presenza, soprattutto quando intorno a noi le persone, familiari, amici, medici, operatori sanitari ci chiedono di “non pensare più alle brutte cose del passato” e di “pensare positivo”, aumentando il senso di inadeguatezza e di angoscia che accompagna molte gravidanze successive al lutto.
Le difficoltà a vivere pienamente e in modo responsivo la nuova genitorialità non cessano neanche dopo la nascita, anche quando va tutto bene, dal punto di vista della salute fisica: la responsività può essere influenzata dal lutto non ancora completamente elaborato, dalla preoccupazione che possa comunque accadere qualcosa di brutto, dal bisogno di controllare tutto, come se fossimo in perenne emergenza, dall’estrema stanchezza provocata dall’ansia e dalla mancanza di un villaggio che ci accolga così come siamo, e ci permetta, mese dopo mese, di esercitare la responsività e beneficiare della gratificazione che la relazione responsiva offre anche a noi adulti.
Dopo un lutto perinatale, così come se abbiamo storie di vita complicate, o se abbiamo avuto infanzie faticose, può essere quindi molto difficile esercitare l’arte della responsività, imparare a riconoscere e imparare a rispondere in modo responsivo ai segnali del nostro neonato: sapere cosa può fare la differenza, sapere che tipo di aiuto chiedere, sapere che non siamo i peggiori genitori sulla terra e che i primi mille giorni sono un tempo che abbiamo a disposizione per migliorare, per essere genitori “sufficientemente buoni” e per coltivare al meglio la relazione con il nostro bambino e quindi la sua salute riduce la fatica e migliora il benessere di tutti.
In conclusione
Essere un genitore responsivo è una pratica quotidiana: si impara, e si può sempre migliorare, perchè tutto cambia di continuo, il nostro bambino cresce a vista d’occhio e ogni momento è il momento giusto per coltivare il bene reciproco e offrire una base sicura e accogliente al nostro piccolo.
La responsività richiede tempo e lentezza: questo momento storico enfatizza la velocità e il risultato a scapito del processo, bisogna correre, diventare subito autonomi, mostrare immediatamente capacità che non sono mai innate, ma richiedono di essere costruite e validate nel tempo: vale per i genitori, vale per i neonati, i lattanti e i bambini.
Le interazioni quotidiane, le coccole, i giochi, le parole dolci, il silenzio abitato “cuore a cuore”, scambiarsi sguardi accoglienti, abbracciare, cantare le vostre canzoni, non sono perdite di tempo, non sono vizi, non creano danni a nessuno.
Se però ci sentiamo quotidianamente troppo stanchi, arrabbiati, confusi, tristi per fare queste cose, questa potrebbe essere segnale di una fatica che chiede un sostegno strutturato: prima chiediamo aiuto, prima possiamo lasciarci alle spalle i momenti difficili, che riguardano normalmente15 neomamme su 100 senza lutti perinatali precedenti e ben 30 neomamme su 100 con lutti perinatali alle spalle.
Purtroppo gli studi sui papà sono pochi, e qui pochi, ci dicono che fare il papà responsivo dopo un lutto può essere un processo faticoso.
Non siete sole, non siete soli: c’è sempre un villaggio che può comprendere il vostro sentire, di genitori “tra cielo e terra”.
Approfondimenti
Ho approfondito il tema della responsività in due saggi usciti recentemente per UPPA edizioni:
Il viaggio eroico dell’essere genitori, 2024, che puoi acquistare a questo link
Mindfulness – Genitori e figli senza stress, 2025 che puoi acquistare qui
